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Il libro

Lui, il padre, è uno scrupoloso e navigato medico di base che ha accumulato conoscenza della vita e dell’umanità in quattro decenni di assidua professione. Lei, la figlia, è un’antropologa inquieta e curiosa, che nella viva pratica dell’arte medica scorge un accesso privilegiato alla complessità del mondo. Il dialogo che nasce quasi per caso, nel corridoio di un ospedale, dentro il tempo dilatato di un’attesa, diventa per entrambi occasione di incontro e di conoscenza reciproca.


Ma il contatto intergenerazionale, la riscoperta dei legami affettivi e il confronto delle due diverse personalità non rappresentano che una delle chiavi di lettura di un testo denso e “sovradeterminato”, dove la dimensione familiare e quella sociale, il momento narrativo e quello filosofico, il resoconto clinico e l’analisi etnografica si intrecciano, restituendo in toto il carattere non-scomponibile dell’esperienza umana. Così, dietro la casistica che si fa aneddotica, dietro l’aneddoto che si fa apologo e assume a tratti l’universalità del mito, traspaiono i temi ineludibili, le grandi costanti dell’avventura esistenziale: non solo il senso della vita e il rapporto con la morte, il dramma del dolore fisico e la fallibilità della scienza, ma anche il peso della responsabilità e il valore della scelta, il ruolo della fiducia e il potere dell’intuizione, l’uso della violenza e la presenza inesplicabile del male, la gestione della sofferenza e le ragioni del disagio, la tragedia dell’isolamento e la capacità di ascolto.


Le storie private dei protagonisti e quelle personali dei pazienti si amalgamano sul filo della riflessione: come scrive l’autrice, “In questo caleidoscopio probabilmente gli specchi siamo mio padre e io. I frammenti di vetro colorato sono pezzetti di esistenze, le altrui e le nostre”. Le tante “figure umane” che emergono dai racconti – Anna sconfitta dal male di vivere, Roberto l’obeso impenitente, Salvatore condannato a morte da un cancro inguaribile, Diletta segnata per sempre dal suo delirio persecutorio, Mario consumato da un segreto e dalle complicanze di un’epatite post-trasfusionale, solo per elencarne alcune – non sono quadretti d’ambulatorio, né ritratti elegiaci, né semplici spunti di conversazione, ma un teatro vivente che coinvolge e fa pensare, chiamando tutti, incluso il lettore, a “esporsi” per ritrovare sé stessi.

(C) 2018

Contenuti: Federica Marzioni

Design: Manuèl

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